la contessa di Coigny,
Viorica Cortez
la mulatta
Bersi, Marina Rodríguez Cusí
il sanculotto Mathieu, Philip Cutlip
Madelon,
Viorica Cortez
un Incredibile, Francisco Vas
il romanziere, Enric Serra
l'abate poeta, Josep Ruiz
Conductor: Pinchas Steinberg
Orquesta y Coro del Gran Teatre del Liceu
La rivoluzione non ha gli
stessi eroi
Successo per "Andrea Chénier" che ha inaugurato la stagione del
Liceu, ma la coppia Armiliato-Dessì surclassa quella formata da
Cura-Voigt.
La recita interpretata
da Fabio Armiliato e Daniela Dessì - che per inciso aveva
interpretato anche con successo la «prima» - ha ribaltato le carte
in tavola. Liceu alle soglie del delirio, clamorose ovazioni
dopo ogni momento topico. Fabio Armiliato è, a questo punto di una
carriera condotta continuamente «in proqresso», uno dei più
affidabili e bravi tenori della scena mondiale, cosi avara in questo
settore vocale. Di Chénier Armiliato possiede
l'estroversa passionalità del canto ma servitada una tecnica
che si è fatta nel corso degli anni sempre più agguerrita e
governata con intelligenza. Spazio quindi a un fraseggio vario
e partecipe, a smorzature, mezzevoci - un'esecuzione tutta sul
fiato e palpitante di trepida nostalgia di «Come un bel di di Maqqio»
- senza risparmiarsi in slancio e acuti al fulmicotone in "Un di
all'azzurro spazio» e in un incandescente "Si, fui soldato».
Un'interpretazione davvero maiuscola, quella di Armiliato, da
considerarsi di riferimento, oggi, per questo ruolo.
Nei duetti - appassionati, travolgenti, eseguiti in «tandern» di
bravura - aveva al fianco la protagonista femminile, magnifica,
nel ruolo di Maddalena, una sfolgorante Daniela Dessi. Di cui, in
questa sede, non si sapeva se ammirare di più la paradisiaca,
soave filatura di certi pianissimi, la dolcezza e il fuoco
dell'interprete o la risoluta timbratura e lucentezza degli acuti.
Il soprano ha fatto de «La mamma morta», in un'esecuzione da
manuale, un momento di sconvolgente emozione, che poteva lasciare
solo i più insensibili a ciglio asciutto. Grandissima artista per
un'interpretazione magica.
Nicola Salmoiraghi
L'OPERA-Ottobre 2007
L’ITALIA TRIONFA
ALL’INAUGURAZIONE DELLA STAGIONE
DEL LICEU DI BARCELONA
Il
Gran Teatre del Liceu di Barcellona è, con il “Real” di Madrid, il
tempio lirico più importante della penisole iberica . Inaugurato nel
1874 è stato un teatro privato sino a quando venne distrutto da un
incendio nel 1994. E’ stato riaperto nel 1999. I costi della
ricostruzione imposero l’intervento pubblico, ma anche adesso il 35%
dei costi è coperto dalla biglietteria
. Per
l’apertura della stagione 2007-2008 si è scelta un’opera italiana
“Andrea Chénier”di Umberto Giordano, maltrattata per decenni
dalla critica di sinistra in quanto Giordano era considerato vicino
a Mussolini (“Chénier” è del 1896!!!). E’, però, uno dei drammi in
musica più rappresentati in questi mesi. Oltre al nuovo allestimento
del Liceu (co-produzione con il New National Theatre di Tokyo), dal
3 ottobre un’altra produzione è in scena a Livorno, Rovigo,
Catanzaro, Trento e Nizza. In primavera, sarà alla Scala ed
all’Opéra di Parigi. “Chenier” staglia un dramma di amore e gelosia
nell’affresco della Rivoluzione francese e del Terrore.
E’
un’opera di voci che Beniamino Gigli prediligeva per i suoi debutti.
Ciascun dei tre protagonisti (un tenore lirico spinto, un soprano
lirico puro ed un baritono) ha almeno due arie o romanze importanti
e otto caratteristi minori, possono farsi apprezzare.
L’orchestrazione richiede un grande organico e cela molte
anticipazioni del Novecento Storico. A Barcellona, nonostante una
direzione d’orchestra mediocre ed un allestimento discutibile, hanno
trionfato due voci italiane (con applausi a scena aperta ed ovazioni
da stadio al calar del sipario).Fabio Armiliato ha sfoggia
sicurezza nel registro centrale e sale dolcemente negli acuti.
Ricorda le interpretazioni di Bergonzi, ora ascoltabili purtroppo
soltanto in dischi. Ha avuto applausi a scena aperta e vere e
proprie ovazioni da stadio al termine della rappresentazione.
Renata Tebaldi, Renata Scotto e Maria Callas hanno fatto comprendere
che “Chénier” è anche un’opera da soprano. Daniela Dessì è una
Maddalena aerea, chiara, purissima, ma duttile nella vasta
estensione che richiede la parte sino all’elettrizzante finale.
Oltre ad essere una superba attrice, ha voce sontuosa ed omogenea.
G.
Pennisi IL SECOLO D'ITALIA 2 Ottobre
2007
Emozione, fraseggio e acuti
Già
dal suo iniziale “Un dì all’azzurro spazio” la voce di Fabio
Armiliato è uscita subito naturale e spontanea, con un fraseggio
chiaro, preciso e con tutta la italianità richiesta da questo
ruolo. La voce forse non è delle più ammalianti, però il modo di
cantare sì e io stimo molto più il canto che la bellezza della
voce, soprattutto se si dovesse sacrificare una delle due
caratteristiche. Durante la rappresentazione di ieri quando la
Dessì lasciava frasi dette con la squisitezza di cui è capace,
queste erano raccolte nello stesso modo dal suo compagno. Così
nel duo del secondo atto abbiamo sentito un “Ora soave” di
dolcezza infinita. Il “Si, fui soldato” è stata poi una vera
lezione di fraseggio e di declamazione drammatica, regolando la
voce e dando il giusto colore a tutte le parole e le frasi. Nel
quarto atto, ha iniziato con un piano straordinario il “Come un
bel dì di maggio” fino ad arrivare all’esplosione finale che già
ci preparava un “Vicino a te s'acqueta” da manuale.
Emozione, fraseggio e acuti: raro, molto raro nel panorama
attuale dei tenori.
Per quel che
riguarda
Daniela Dessì, non si sa se ammirarla di più per la sua tecnica
vocale, per la bellezza della voce o per il suo fraseggio. Che
interpretazione sentita e emozionante, che sensibilità
nell’espressione di ogni frase musicale ! Una mezza voce
prodigiosa così come i suoi pianissimi. L’acuto ben sostenuto e
persin meglio risolto che in altre occasioni e un centro
generoso sono certo il punto forte di questa
meravigliosa voce di soprano lírico puro. La sua “Mamma morta”
però emoziona proprio per la sua sensibilità. Non fa mai effetti
teatrali da “diva”. É certamente è questo, senza ombra di
dubbio, il repertorio che meglio si addice a questo
straordinario soprano.
Voglio ancora sottolineare le qualità che questi due grandi
interpreti riescono a trasmettere sul palcoscenico: sono
eleganti, complici, sottili e generosi, incluso nel finale
quando hanno resistito a raccogliere da soli l'applauso
fragoroso che il pubblico gli stava tributando e sono veramente
capaci di transmettere tutte le straordinarie emozioni che
quest'opera contiene.
Un grande successo per i tre protagonisti, soprattutto per il
soprano ed il tenore.
Barcellona-Spagna:
Andrea Chénier
nel nuovoallestimento del
Liceu in co-produzione con il New National Theatre di Tokyo.
Premiata la serietà e la bravura della coppia italiana
Armiliato-Dessì.
(Recita
del 3 ottobre 2007)
E' la coppia italiana Dessì-Armiliato a
riportare un trionfo assoluto tra gli ori dello splendido teatro del
Liceu e il biancore delle scene in continuo cambiamento con tagli
prospettici di particolare originalità. Fabio Armiliato, nel
ruolo protagonista di Andrea Chénier, fraseggia con una
passione e un fuoco che l’avvicinano al tenore ottocentesco Mario
Tiberini, e, come Tiberini o come Pertile, trascina le platee per
l’alta perizia tecnica con cui piega una voce, dalle qualità
timbriche non particolarmente ammalianti, a fini espressivi nel
rispetto della partitura che esegue in tono. Ovazioni dopo le arie
del poeta: “Un dì
all’azzurro spazio”, eseguito con perfezione d’accento,
passaggio in maschera all’acuto luminoso, piglio eroico nella voce e
nel gesto, “Come un bel dì di maggio”, impreziosito di
sensibili mezze voci e accorato singhiozzo.
La sicurezza del canto, le vigorose ed incisive accensioni
declamatorie, la maestria nella proiezione di acuti limpidi e
timbrati, le raffinate sfumature, la spiccata sensibilità
contribuiscono a delineare il profilo dell’eroe romantico che
Armiliato porta bene anche fisicamente e che esprime in modo
completo accanto a Daniela Dessì, sua musa e sua compagna. Quando i
due artisti sono vicini nulla in scena è finzione: gli sguardi, i
gesti, i baci, le emozioni sono autentici e lo spettatore li sente
sulla sua pelle. Acclamati entrambi nel duetto “Ora soave”,
terminato con un bacio e cantato alla perfezione con meravigliosi
pianissimi.
Grandi risorse espressive, oltre
ad eccellenti doti vocali, sono prerogativa anche di Daniela
Dessì, che ha la fortuna di avere la più bella voce di soprano
al mondo, con qualità timbriche ammalianti, ricchezza di armonici,
colore bellissimo, pasta morbida, corpo tornito, che porge in un
fluire naturale e spontaneo di grazia, di perfezione e di poesia. La
sua Maddalena di Coigny è un gioiello del teatro d’opera, per
la purezza e la generosità del canto, la luminosità e l’estensione
del flusso sonoro, la giusta espressione della parola scenica al
servizio della musica, la pregnante e bellissima presenza scenica.
Ilanguori
delle mezze vocide “La Mamma Morta” e le vibrazioni
del suono arrivano al cuore. Una vera regina. Osserviamone
l’espressione quando canta accanto ad Armiliato e la calda
sensualità che li avvolge ci fa innamorare di questa coppia.
...Veniamo ora alle voci. Per decenni, “Andrea Chénier” è stata
considerata opera da tenore. Soprattutto in quanto l’eponimo ha
almeno due arie “strappa applausi”. Beniamino Gigli la
considerava l’opera che favoriva per debuttare in un teatro o in un
altro. Fabio Armiliato ha dato prova non solo di conoscere la
parte a menadito sino dall’arduo improvviso del primo atto ma
di averla metabolizzata nei dettagli, nel fraseggio elegante.
Sfoggia sicurezza nel registro centrale e sale dolcemente negli
acuti. In Come un bel di maggio mostra un legato esemplare ed
una grande ricchezza timbrica ed abborda facilmente il registro
acuto con cui domina il duetto finale. Complessivamente ha ricordato
alcune interpretazioni di Bergonzi, ora ascoltabili purtroppo
soltanto in dischi che, a ragione della tecnologia dell’epoca, non
riescono a produrre l’emozione che si aveva in teatro. Ha avuto
applausi a scena aperta e vere e proprie ovazioni da stadio al
termine della rappresentazione.
Renata Tebaldi,Renata Scotto e,
per solo 6 recite in cui sostituiva la supposta rivale, Maria
Callas hanno fatto comprendere che “Chénier” è anche
un’opera da soprano e non per un’unica aria ( La mamma morta).
Daniela Dessì è una Maddalena con voce aerea, chiara,
purissima, ma duttile nella vasta estensione che richiede la parte
sino all’elettrizzante Viva la morte insieme! Da corpo ad una
figura fragile, quale è Maddalena, travolta da avvenimenti (la
rivoluzione, il Terrore) molto più grandi di lei. Più vicina alla
Callas o alla Tebaldi? In piena maturità, con una voce sontuosa ed
omogenea mi è parsa più prossima alla “signorina”.
Anthony Micheals-Moore è baritono con voce
pastosa e brunita con centri mobili e vibranti e acuti
facilissimi....
Il
successo (che è stato enorme) non può imputarsi soltanto ai tre
protagonisti ma anche alle figure di contorno, Vittoria Cortez
(oltre ad una Contessa di maniera) è una Maddelon dolente e
struggente. Ammirabile la Betsi di Marina Rodriguez Cusi,
frizzante, brillante e al tempo stesso affezionata a Maddalena.
Sinuoso L’Incredibile di Francisco Vas. Misurato l’Abate di
Josep Ruiz. Chiarissimo il timbro del Dumas di Manuel
Esteve Madrid. In breve, ottimo lavoro sia individuale sia di
squadra.
G.
Pennisi OPRACLICK 3 Ottobre 2007
ANDREA CHENIER
in Barcelona,
September 29/30:
A compared
review.
The Liceu has
decided to open
the new opera
season with one
of the most
difficult works
to cast
nowadays.
Andrea Chenier
is an opera
particularly
loved by
aficionados in
search of
important
voices, while at
the same time it
is
underestimated
by many
musicologists.....
The big problem
with Andrea
Chenier is
that you need
three great
spinto
voices which are
genuine rarities
these days, as
we all know.
Even so, the
Liceu is
offering two
spectacular
casts for this
production which
is particularly
praiseworthy,
despite the fact
that the final
results were
varied, going
from
considerable
disappointment
to great success
in less than 24
hours.
The Chenier in
the first cast
was the
Argentinean José
Cura, whose
performance was
uneven and not
of much
interest at
all. His
frankly boring
interpretation
had little
sign of the
impassioned poet
and his
“Improvisso” was
short on
projection.
While he
improved in the
arioso “Credo a
una possanza
arcana”, he
again fell flat
in the big duet
with Maddalena
and was
superficial in
“Sì, fui soldato”.
He began singing
“Come un bel dì
di Maggio” with
taste and
delicacy but
very soon fell
back into
routine and
superficiality.
The final duet
did not improve
much either,
even dodging one
high note.
In the
alternative
cast, Fabio
Armiliato, was
the better
interpreter by a
long way. Few
can be today
compared to him
in this
character. Far
better in the
Improvisso than
his colleague,
more exciting
and moving in
the trial, he
sang “Come un
bel dì di maggio”
,with great
taste and was
bright an
ringing in the
final duet with
all the notes
in the right
place (and it’s
been sung in the
original key !):
altogether a
very outstanding
performance.
Deborah Voigt
finally made her
debut as
Maddalena di
Coigny, after
cancelling the
Premiere, which
spread all types
of rumours
regarding the
reason of her
non-appearance.
That she has
become one of
the most
important
sopranos of the
last 10/15 years
is
unquestionable
and after her
famous gastric
by-pass, it
seems that
opera fans have
exchanged one
the most
important
sopranos for a
happier woman. I
am glad for her,
but any
similarity
between the
Voigt of today
and that of the
90s is pure
coincidence.
When she
returned to the
Liceu in La
Gioconda it
was clear then
that the voice
was not the same
as before,
particularly in
the upper
register and
sadly the
situation has
not improved at
all. The voice
has lost some of
its quality,
although from
time to time
there are sounds
that recall the
great soprano of
years ago. Even
her rendition of
“La Mamma morta”
raised little
enthusiasm from
the audience.
Daniela Dessì
returned to the
alternative cast
after her
success at the
premiere, when
she replaced
Deborah Voigt.
She gave a fine
demonstration of
how to sing
Maddalena and
the duet “Ora
soave” was
sung to
perfection with
beautiful
pianissimi.
She was exciting
and very moving
in “La Mamma
Morta” was a
real pleasure to
listen to. This
singer is now an
authentic
belcantista,
in even better
physical and
vocal condition
than a couple of
years ago.
On the 29th only
Carlos Álvarez
came close to a
triumph, while
Cura and Voigt
got applauded,
but not with the
usual enthusiasm
for big names in
Barcelona. On
the following
day however,
everything
changed and the
audience was
reluctant to
leave the
theatre !
Dessì and
Armiliato
received a well
deserved triumph
and Pinchas
Steinberg was
warmly
contrasting with
his reception
on the 29th
when he little
beyond cold
courtesy had
been his lot.
What a peculiar
place is the
world of opera.
In twenty-four
hours we had
come from
mediocrity to
great success.
At the end, much
of the
progression was
a question of
performer
confidence as
well as decent
casting.
Il Liceu ha
deciso di aprire
la sua nuova
stagione con una
delle opera più
difficili in
tutti i tempi
per cui
allestire un
cast adeguato.
Andrea Chenier è
un’opera
particolarmente
amata dagli
appassionati in
cerca di voci
importanti,
mentre allo
stesso tempo è
un’opera non
altrettanto
stimata dai
musicologi......
Nonostante
questo, il Liceu
ci offree due
cast
spettacolari per
questa sua
produzione, cosa
che è
indubbiamente
degna di nota,
se non ci fosse
il problema che
il risultato
finale
diventasse così
diverso da
passare da una
considerevole
delusione a un
grandissimo
successo in meno
di 24 ore.
Lo Chénier nel
cast
dell’apertura
era l’argentino
Josè Cura la cui
prestazione è
stata disuguale
e prorpio per
niente
interessante. La
sua noiosa
interpretazione
nascondeva
piccoli segni
del passionale
poeta e il suo
“Improvviso”
mancava di
proiezione. E’
migliorato un
poco nell’arioso
“Credo ad una
possanza arcana”
ma è caduto
nuovamente a
terra nel grande
duetto con
Maddalena ed è
stato
superficiale in
“Si, fui
soldato”. Ha
cominciato a
cantare “Come un
bel di di
maggio” con un
certo gusto e
delicatezza ma
subito dopo è
ricaduto nella
routine e nella
superficialità.
Nel duetto
finale non è
migliorato per
niente, evitando
persino di
cantare una nota
acuta.
Nel cast
alternativo
Fabio Armiliato
è stato di gran
lunga migliore
interprete.
Pochi possono
oggi paragonarsi
a lui in questo
ruolo. E’ stato
di gran lunga
migliore del suo
collega nell’
“Improvviso”,
più emozionante
e commovente
nella scena del
processo e ha
cantato “Come un
bel di di
maggio” con gran
gusto ed è stato
brilla nte e
squillante nel
duetto finale
con tutti gli
acuti al loro
posto (e cantato
nella tonalità
originale !):
nell’insieme una
prestazione
davvero
eccezionale.
Deborah Voight
ha fatto il suo
debutto nel
ruolo di
Maddalena di
Coigny, dopo
aver cancellato
la prima
rappresentazione
che ha fatto
spargere un
sacco di
commenti vari
sui motivo di
quella
cancellazione.
Non c’è dubbio
sul fatto che
lei sia
diventata uno
dei più
importanti
soprano
degli ultimi
10/15 anni ma
dopo il suo
famoso
intervento di
by-pass gastrico
sembra che i fan
d’opera abbiano
visto lo scambi
da uno dei più
importanti
soprano in una
donna più
felice. Sono
molto felice per
lei, ma ogni
similitudine tra
la Voigt di oggi
con quella degli
anni 90 è pura
coincidenza.
Quando è tornata
al Liceu ne La
Gioconda era già
chiaro che la
voce non era più
la stessa,
particolarmente
nel registro
acuto e
purtroppo la
situazione non è
migliorata per
niente. La voce
ha perso molto
della sua
qualità sebbene
ogni tanto si
ascolta qualche
suono che ci
riporta alla
memoria il
grande soprano
che è stata anni
fa. Persino la
sua
interpretazione
de “La Mamma
Morta” ha
suscitato un
piccolo
entusiasmo tra
il pubblico.
Daniela Dessì è ritornata nel cast alternativo dopo il suo successo
personale in
occasione della
prima
rappresentazione,
quando ha
sostituito
Deborah Voigt.
Ci ha dato una
splendida
dimostrazione di
come si deve
cantare
Maddalena e il
duetto “Ora
soave” è stato
cantato alla
perfezione con
meravigliosi
pianissimi. E’
stata
emozionante e
molto commovente
ne “La Mamma
Morta” che è
stato un vero
piacere da
ascoltare.
Questa cantante
è ora
un’autentica
belcantista e in
una forma fisica
e vocale persino
migliore di
qualche anno fa.
Il giorno 29
soltanto Carlos
Alvarez è stato
vicino ad avere
un’accoglienza
tironfale alla
fine della
recita, mentre
Cura e la Voigt
sono stati sì
applauditi, ma
non con l’usuale
entusiasmo con
cui sono
solitamente
accolti i grandi
nomi in
Barcelona.
Il giorno
seguente
comunque è tutto
completamente
cambiato e il
pubblico non
voleva nemmeno
andarsene dal
teatro ! Dessì e
Armiliato hanno
ricevuto un ben
meritato trionfo
e Pinchas
Steimber è stato
calorosamente
accolto, al
contrario del
giorno 29 dove
il suo premio
era stato solo
di fredda
cortesia.
Che posto particolare è il mondo dell’opera. In ventiquattr’ore siamo
passati da
mediocrità a
grandissimo
successo. Alla
fine il merito
di questo
progresso è da
ascrivere solo
alla capacità
degli interpreti
così come ad una
miglior scelta
del cast.