Sabato al Municipale si esibirà con
il soprano Dessì a favore della
cooperativa sociale Casa Morgana
Armiliato: io, un
tenore eclettico
«L'opera è patrimonio culturale, non
va dimenticata»
PIACENZA
- Atteso recital del soprano Daniela
Dessì con la partecipazione del
tenore Fabio Armiliato, al
Municipale, sabato alle ore 21
organizzato dalla Fondazione
Toscanini e dai Rotary Club di
Piacenza e del territorio.
L'Orchestra della Fondazione
Toscanini è diretta dal maestro
Steven Mercurio.
Come annunciato, la serata ha
finalità benefiche a favore della
Cooperativa sociale Morgana. Per il
tenore Armiliato è un ritorno al
Municipale. «Sono stato più volte -
dice il tenore -, ricordo una bella
serata in concerto con Giacomini e
le recite di Norma, una
produzione del Teatro di Modena, nel
dicembre '96. Capitò a Nicola
Martinucci di ammalarsi e a me di
cantare tutte le recite. Dico questo
per sottolineare quanto mi sia
rammaricato di non poter essere
presente in Aroldo, un'opera
a cui sono particolarmente
affezionato. Capitò a me quello che
capita spesso d'inverno, di prendere
un malanno e addio voce; succede.
Vengo volentieri ad accompagnare
Daniela, la serata è tutta sua -,
conferma il tenore -. Canteremo
insieme alcuni duetti da Don
Carlo e da Otello, per
alleggerire la fatica sua e donare
al pubblico bei momenti d'opera».
Daniela ha ultimato le registrazioni
di arie verdiane con l'Orchestra
Toscanini diretta dal maestro Steven
Mercurio. E' giusto che tocchi a
Daniela essere protagonista della
serata», conclude Armiliato.
Il tenore Armiliato ha un vasto
repertorio collaudato in una
brillante e rapida carriera
internazionale, in Europa, negli
Stati Uniti, in Giappone. Ha appena
concluso le recite di Adriana
alla Scala.
Tenore eroico-romantico o più
portato al verismo?
«Tenore, semplicemente. Per aver
sperimentato i più diversi ruoli.
Verista mi piace in modo
particolare, anche se spesso, i
critici in particolare, usano
l'accezione in senso limitativo. Se
ne dà una interpretazione pulita,
emerge una scrittura musicale ricca
di colore, di valori. Confesso di
essere particolarmente affezionato
al genere, c'è tanta bella
letteratura musicale, mi emoziona,
mi appassiona».
Avendo frequentato i teatri di tutto
il mondo, come giudica la situazione
nostra attuale?
«Devo premettere la mia riconoscenza
verso i teatri all'estero, per
avermi dato la possibilità di
maturare un repertorio adeguato.
Sono stato confermato al
Metropolitan per 9 anni consecutivi.
Vi si lavorava con una
programmazione ben pensata, con
prove adeguate, con meno nervosismo
che da noi. Una volta al
Metropolitan si parlava italiano,
ora non più; si parla inglese,
russo, tedesco. Sicuramente noi
siamo la patria del melodramma, ma
ciò non basta, bisogna recuperare la
nostra identità. Dovremmo essere
meno spietati verso noi stessi,
valorizzare i nostri talenti,
abbiamo insegnato a tutto il mondo
come si canta, possibile che non ce
ne rendiamo conto?».
Nota un calo di interesse verso
l'opera lirica?
«L'opera fa parte del nostro
patrimonio culturale, non possiamo
dimenticarcene, è un bene prezioso
che altri c'invidiano. In Spagna
nelle scuole si insegna la zarzuela,
tipica espressione musicale
spagnola, da noi si fa poco in
questo senso. Televisione e giornali
danno poco spazio all'opera. La
televisione potrebbe essere un mezzo
efficace di divulgazione per
informare, per preparare
all'ascolto. Abbiamo fior di
registrazioni di grandi interpreti,
bisognerebbe creare spazi per
riproporli convenientemente, farli
apprezzare. Sono sicuro della loro
attualità, delle emozioni che ancora
possono trasmettere. Ricorre il
cinquantenario di Beniamino Gigli,
una voce indimenticabile, facciamolo
ascoltare ai ragazzi, sono certo che
rimarrebbero incantati, come ne
siamo incantati noi».
Fare coppia nella vita, oltre che in
palcoscenico non è troppo
impegnativo?
«Anzi, aiuta. Con Daniela mi sono
incontrato a carriera avviata. Per
entrambi in scena è importante
condividere, collaborare, avere
naturale simpatia. Non oso dire che
siamo la più bella coppia, come
qualcuno ha scritto, certamente
abbiamo un ottimo rapporto
professionale, senza tensioni,
arrivismi, gelosie».
E nella vita quotidiana, fuori
scena?
«In casa non parliamo mai di lavoro.
Ci sono i figli, i problemi di
tutti, la scuola, insomma la vita di
famiglia a cui Daniela ed io teniamo
molto».
Ancora insieme in prossimi impegni?
«Insieme faremo Tosca a
Monaco di Baviera, poi Ernani
a Torino. Daniela sarà impegnata a
Torre del Lago per il Festival
Puccini, io a mia volta sarò in
Finlandia per un concerto dedicato a
Beniamino Gigli. Incredibile, è in
Finlandia il più grande club
filolirico dedicato a Gigli».
Gian Carlo Andreoli
LIBERTA' di giovedì 26 aprile 2007 >
Spettacoli
Municipale - Parla il grande soprano
che sabato sera sarà protagonista di
un atteso recital per Casa Morgana
Dessì: mi sento una
verdiana di ferro
«La vita insieme ad Armiliato? Aiuta
a cantare meglio»
PIACENZA - Daniela Dessì sarà
protagonista, accompagnata dal
tenore Fabio Armiliato, del concerto
lirico-vocale in programma al
Municipale sabato alle ore 21 voluto
dalla Fondazione Toscanini e dai
Rotary piacentini, a favore della
Coop sociale Casa Morgana.
Soprano di successo, carriera
internazionale, Daniela Dessì ha
appena ultimato con l'Orchestra
Toscanini, diretta dal maestro
Steven Mercurio le registrazioni per
il Cd Voci verdiane. «La
pubblicazione è prevista per il
prossimo settembre - conferma il
soprano -. Abbiamo ultimato il
lavoro in studio realizzato con il
maestro Mercurio in ottima
collaborazione. Ci siamo anche
divertiti, c'è bella intesa che
potrà essere apprezzata dal pubblico
in concerto».
«Voci Verdiane» nel senso di Verdi
prima di tutti, su tutti?
«Sono nata verdiana. Fin da bambina
ascoltavo le grandi arie, Aida
in particolare mi dava grande
emozione, mi immedesimavo nella
parte come succede per le favole, ne
ero incantata. Verdi è sicuramente
un grande musicista, con un forte
senso del teatro, aiuta le voci.
Questo l'ho sperimentato
personalmente nel corso della
carriera, è un vero maestro di canto
e gli sono grata. Sì, sono una
verdiana sfegatata».
Fra i tanti personaggi affrontati,
quale preferisce?
«Non ho preferenze spiccate, come
dicevo. Aida mi appartiene nei
ricordi di bambina chiamata a fare
la comparsa. Sono stati i miei primi
passi in palcoscenico. Un segno del
destino, poi il Conservatorio a
Parma e a Siena l'Accademia Chigiana.
Decisivo il concorso alla Rai e ,via
via tutto il resto. Macbeth,
Trovatore, Otello, grandi opere,
personaggi affascinanti nei quali mi
calo ogni volta con interesse per
scoprire sfumature, aspetti».
Al Municipale è stata in rare
occasioni.
«Ho cantato nella Petite Messe
e in Falstaff con accanto
Bruson. Era un allestimento del
Regio di Parma, ne ho un buon
ricordo».
Dai suoi inizi nei primi anni '80 ad
oggi, trova che sia cambiata la
possibilità di accedere alla
professione?
«E' sempre stato difficile. Ora lo è
sicuramente di più per i giovani che
si avviano alla carriera. Dobbiamo a
malincuore registrare un calo di
interesse da parte del pubblico che
non si rinnova. Manca un'adeguata
cultura musicale, la scuola fa
pochissimo in tal senso. La stessa
discografia che negli anni passati
ha avuto un momento di grande
successo, sostenuta adeguatamente
dalla stampa, ora segna un calo
preoccupante. La televisione non fa
niente per l'opera lirica. Eppure
vado sperimentando che ci sono
giovani disposti a studiare,
sacrificarsi, anche con buone doti
vocali. Tengo una master-class al
Conservatorio di Brescia e vedo
giovani veramente interessati,
motivati. Sarebbe un peccato non dar
loro la possibilità di esprimersi.
Il talento è un dono prezioso che
non va sprecato, ma coltivato a
favore di tutti».
Forse è il nostro sistema teatrale
che non facilita l'accesso ai
giovani?
«Il nostro sistema teatrale non
aiuta certo. Troppa politica,
ingerenze non propriamente
artistiche, così i criteri di
distribuzione delle risorse non
premiano il merito. Mi par di dire
cose risapute, che continuano ad
essere tali».
Un poco di privato. Il modo di porsi
in scena è condizionato da ciò che
succede nella vita quotidiana?
«Certamente. Dopo la nascita di mio
figlio mi scopro una sensibilità
diversa, frutto anche di una
maggiore maturità artistica. Il
ruolo di madre mi dà un'affettività
serena, sono meno ansiosa di
quand'ero più giovane».
Condividere la professione con il
compagno di vita Fabio Armiliato
condiziona?
«Lavorare insieme, condividere la
professione, interpretare nella
stessa opera oltre che un privilegio
aiuta a esprimersi meglio. Facciamo
ormai coppia fissa, non ci sono
gelosie, desiderio di primeggiare.
Con Fabio mi sono incontrata quando
affrontai Andrea Chénier a Nizza. E'
importante lavorare in teatro con le
persone giuste, con cui condividere
intenti, esigenze, avere la
confidenza necessaria. Così è
avvenuto il nostro incontro. Prima
il lavoro, poi è venuta un'intesa
più profonda anche fuori scena. Del
resto non siamo un caso raro, capita
di condividere lavoro e famiglia».
In scena i ruoli sono ben definiti e
in casa?
«Vige il sistema del reciproco
soccorso. Fabio è infaticabile, a me
piace fare la mamma. I figli ci
impegnano e cerchiamo di stare con
loro il più possibile per
condividere i loro problemi».
E se i figli intendessero dedicarsi
al canto? «Non mi spiacerebbe di
certo. Per ora non ci sono segni in
tale direzione. Entrambi studiano
musica, violino e violoncello. Se ci
fosse qualità di voce, certamente li
spingerei a cantare. Per ora la
passione è per lo strumento, ma c'è
ancora tempo».