| Milano SCALA: TOSCA | ||
| OPERA | 13, 15, 26,
30 Aprile; 6 Maggio 2006 Daniela Dessì (Tosca), Conductor Lorin
Mazel |
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Tosca, mi fai dimenticare Iddio Il direttore Lorin Mazel ha potuto contare su di una protagonista di altrettanto sublime livello. Daniela Dessì è oggi una delle pochissime interpreti in grado di restituire questo ruolo ai suoi fasti. Il soprano ha voce piena, risonante, sicura in tutta la gamma e si avvale di un fraseggio da autentica incantatrice della parola cantata, miniato in ogni più piccolo dettaglio. Il temperamento dell'interprete appassionata non deraglia mai nell' accento volgare o sopra le righe. Ogni frase di Tosca è «cantata», così come deve essere, e senza per questo scapitarne in drammaticità o forza espressiva. Il "Vissi d'arte", concluso da un filato di impalbabile luminosità e accolto da un'ovazione interminabile è stato un emozionante capo d'opera interpretativo e vocale, il Do della «lama» ha irraggiato argentei bagliori, e ogni momento della Tosca di Daniela Dessì ha ribadito lo stato di grazia di questa magnifica cantante nella stagione della sua piena, rigogliosa maturità artistica, in grado di donare frutti di inestimabile valore. Nicola Salmoiraghi L'OPERA, Maggio 2006 Protagonista della ripresa di questi giorni, così come tre anni fa nell'ultima occasione in cui il titolo è comparso sulle scene scaligere (sia pure nella sede temporanea del Teatro degli Arcimboldi) è stata un'intensissima Daniela Dessì, che del ruolo di Tosca ha fatto giustamente uno dei suoi cavalli di battaglia. Sicura vocalmente in tutta l'estensione, ha offerto una interpretazione convincente e coinvolgente del personaggio, evidenziandone tanto il lato fragile ed appassionato quanto quello fermo e deciso nella seconda parte dell'atto centrale: in lei si apprezzano in ugual misura la sensualità dei "perfidi consigli" dove davvero l'indicazione "stentando con intenzione" della partitura viene seguita alla lettera sia dalla voce che dal sorriso complice e la disperazione della donna che si crede tradita. Evita saggiamente qualsiasi trappola veristica in cui è tanto facile incappare, affidandosi sempre ad un elegante cantato anche quando sarebbe più spontaneo farsi trasportare ad espressioni parlate, così come appare misurata nei momenti in cui la gelosia e le insidie prima verbali poi anche fisiche di Scarpia potrebbero far spingere sull'acceleratore di una recitazione più caricata: Si ritaglia il suo momento di soddisfazione personale con un'esecuzione commovente di "Vissi d'arte", premiata dall'unico vero e sentito applauso prolungato a scena aperta dell'intera serata e supera indenne gli ostacoli del terzo atto, emergendo sempre in maniera piuttosto netta anche sulle densità orchestrali che il direttore le crea come cuscino sonoro. Fabio Armiliato è totalmente padrone del ruolo di Cavaradossi. La sua grande sicurezza musicale si evince immediatamente dai movimenti, anche quelli più piccoli, totalmente votati a rendere credibile al massimo l’azione scenica. E’ fondamentale sottolineare come non vi sia stato un solo momento nel corso dell’opera in cui l’artista si sia fermato con gli occhi fissi verso il direttore (sappiamo benissimo quanto spesso ciò accada) contribuendo a far si che tutto si sviluppasse con grande fluidità. Vocalmente è in notevole forma: il registro medio è bello, sonoro ed al contempo morbido, le note acute sono ampie e squillanti. Recondita armonia, fastidiosissimo scoglio, da cantarsi a freddo, è superata senza errori insieme all’altrettanto difficile duetto del primo atto. Nella famosa scena della tortura del secondo atto, oltre ai pregi elencati poc’anzi, unisce una veemenza interpretativa davvero notevole culminante in un Sib sul “Vittoria”, davvero di splendida fattura. Infine è doveroso sottolineare la commovente interpretazione data nella famosa aria del terzo atto, cantata da manuale, impreziosita da una bella quanto emozionante mezzavoce sulla parola “disciogliea”. Da OPERACLICK 15 Aprile 2006
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